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Palermo Fluid City. Un concorso di idee per ridisegnare il waterfront urbano
Città e acqua. Un rapporto inscindibile
Le città contemporanee rappresentano nodi di sistemi territoriali interconnessi, frutto di molteplici contaminazioni sociali, economiche e culturali; le città portuali costituiscono uno dei nodi più importanti di questa rete, punto di contatto tra la componente terrestre e quella marittima, luoghi di scambio dei flussi relazionali. Per le città di mare il porto è stato nella storia uno dei principali generatori urbani (Pavia, Di Venosa, 2012); le città si sono sviluppate attorno al proprio porto, elemento vitale per l’economia urbana e contemporaneamente parte del sistema difensivo, nel tempo però la diversa evoluzione della città e del porto ha portato ad un allontanamento e, in alcuni casi, ad una separazione tra le due realtà, accentuata, nel corso del Novecento della crescente industrializzazione con il conseguente bisogno di infrastrutture portuali più vaste e per questo meno “vivibili” dalla città.
Il divario tra le due componenti, città e fronte a mare, si è negli anni sempre più acuito, riducendo le aree portuali e costiere a mere componenti, recintate, dismesse e distanti da una prospettiva di integrazione con il contesto urbano. Le cause vanno forse maggiormente ricercate nelle diverse modalità di pianificazione che vede da un lato il piano urbanistico, dall’altro quello portuale e quello demaniale e nella sempre crescente incompatibilità tra le funzioni portuali e quelle urbane.
Il tema della rigenerazione dei waterfront urbani con particolare attenzione al sistema compreso tra la linea d’acqua e i tessuti urbani più prossimi, pone la questione di una maggiore ibridazione tra due realtà che di fatto sono componenti di uno stesso sistema, quello urbano. Il tema trattato sarà quindi quello del “confine” inteso secondo l’accezione di Lynch, come “struttura unificante” e non come “isolante barriera” (Lynch, 2006).
Il tema del waterfront, soprattutto nella sua declinazione più urbana assume oggi un ruolo di grande risonanza per il progetto e il piano e la riqualificazione di questi rappresenta una delle maggiori sfide dell’urbanistica nelle città portuali, un processo che Bruttomesso ha definito “water renaissance” (Bruttomesso, 2007).
La dimensione culturale costituisce tra le altre, una cornice che, a partire anche da esperienze ormai consolidate, funge da propulsore nella rigenerazione dei waterfront, pertanto approcci come “The fluid city paradigm” (Carta, 2016), in cui il paradigma creativo si fonde a quello fluido proponendo un nuovo modo per applicare la rigenerazione urbana sui waterfront, sono utili strumenti interpretativi e operativi.
Il concorso di idee per reimmaginare il waterfront urbano di Palermo
Oggetto del concorso
In linea con quanto esplicitato e nell’ottica di una visione congiunta per il waterfront della città di Palermo, l’Autorità di Sistema Portuale (AdSP) del Mare di Sicilia Occidentale e il Comune di Palermo hanno bandito, nel settembre 2024, un Concorso internazionale di idee per la progettazione di una porzione del waterfront urbano della città di Palermo, l’area oggetto della procedura interessa il Foro Umberto I (Foro Italico) la foce del Fiume Oreto e una porzione della costa posta a sud di quest’ultimo. Il Concorso si pone come obiettivo l’elaborazione di idee per il progetto dell’interfaccia urbana del Foro Italico, affaccio a mare della città storica, la parte del porto coincidente con il molo di protezione del porto storico della Cala denominato molo sud, la foce del fiume Oreto e porzione della costa sud. Il progetto dovrà contribuire a una migliore integrazione tra usi portuali e urbani immaginando funzioni legate alla fruizione del mare e della costa come momento fondamentale della vita della città, immaginando un unico sistema in grado di far coesistere ambiti portuali, urbani e paesaggistico-ambientali.
Le proposte sono state sviluppate sulla base di contenuti e obiettivi definiti nel documento “Linee di indirizzo” che ha rappresentato il documento di orientamento necessario all’avvio dell’attività di progettazione con lo scopo di definire le linee guida per il Concorso internazionale di idee. Le linee di indirizzo riportano le indicazioni tecniche necessarie alla redazione del progetto e hanno come obiettivo quello di esplicitare gli obiettivi funzionali e i requisiti della domanda progettuale sottesa al Concorso.
Lo stato attuale e le domande di trasformazione della città e del porto di Palermo
L’area oggetto del concorso è una porzione del waterfront urbano della città di Palermo che si estende dal porto storico della Cala fino alla cosiddetta “costa sud” individuando l’edificio storico dello Stand Florio come punto di delimitazione, un’area, eterogenea sia dal punto di vista storico sia da quello funzionale, che nel tempo ha rappresentato, e in parte continua a farlo, un importante ambito urbano legato alla fruizione del mare.
Il porto della Cala, primo approdo urbano con il suo molo di protezione (cosiddetto molo sud) sono luoghi storici della città, strettamente connessi alla città antica e alla funzione portuale che Palermo ha sempre avuto. Oggi questo ambito portuale è interessato da attività diportistiche e da spazi urbano-portuali legati soprattutto al tempo libero.
Nodo centrale dell’ambito oggetto del concorso è l’area del Foro Umberto I, noto come Foro Italico, luogo identitario per la città, spazio multifunzionale che nel corso della storia ha subito diverse mutazioni.
Indentificato come fronte a mare cittadino, fino al XVI secolo, è stato uno “spazio urbano” poco frequentato a causa delle mareggiate e dei possibili attacchi saraceni; nel 1582, grazie agli interventi lungo il fronte a mare del viceré Marco Antonio Colonna, i palermitani riscoprono il rapporto con il proprio mare e vengono realizzati diversi interventi, tra cui, Porta Felice e la passeggiata a mare.
Il Foro non cambiò la sua struttura fino al 1734 quando il pretore don Giovanni Sammartino di Montalbo ne ordinò l’allargamento attraverso la demolizione del bastione del Tuono, stessa iniziativa ebbe don Girolamo Grifeo principe di Partanna il quale invece ordinò l’abbattimento del baluardo Vega definendone così l’estensione finale. Negli anni della dominazione dei Borboni l’area prese proprio il nome di Foro Borbonico fino al 1848 quando, durante i moti antiborbonici, il Parlamento siciliano decise di chiamarlo Foro Italico, nome che dopo la restaurazione fu abbandonato per essere ripristinato poi nel 1860 con l’annessione al Regno d’Italia, rimasto tale nel sentire comune nonostante nel secolo successivo assunse il nome di Foro Umberto I.
Momento cruciale per l’area è rappresentato dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale, durante il quale i numerosi resti e sfabbricidi dei bombardamenti furono riversati lungo il fronte a mare creando una colmata che diede origine all’area del Foro Italico così come oggi si conosce. Solo tra la fine degli anni novanta e i primi del 2000 l’area fu ripristinata con l’emanazione di un piano di recupero costiero, il cui progetto fu elaborato dall’architetto Benedetto Terruso.
Riconoscendo in questo luogo un forte potenziale identitario per la città, l’amministrazione comunale, nella primavera del 2006, incaricò l’architetto di origini milanesi Italo Rota, all’epoca consulente del sindaco, di realizzare un progetto di riqualificazione urbana del parco. Un intervento di impatto lieve ma dal design creativo si concretizzò nella installazione di elementi accattivanti, dalle forme insolite e colori forti. I più celebri restano i dissuasori che ricoprono il perimetro di tutta l’area confinante con la viabilità urbana, questi infatti non sono altro che piccole installazioni nel terreno, simili a birilli ma a tratti antropomorfe, dai toni sgargianti, che separano la pista ciclabile dal prato. Tali elementi prendono la loro forma dal profilo del busto quattrocentesco di Eleonora D’Aragona, conservato all’interno dell’esposizione di palazzo Abatellis. Il progetto quindi propone spazi vegetali alternati da superfici in resine colorate e arredate con sedute in maioliche colorate.
Oggi l’area oggetto dell’intervento progettuale dell’architetto Rota richiede un importante intervento di manutenzione a causa dei numerosi danni subiti ma, nonostante ciò, rappresenta uno dei luoghi più vibranti della città, un grande parco pubblico verso il quale le numerose comunità della città manifestano un profondo senso di appartenenza e una grande volontà di riappropriarsi di spazi connessi al mare.
A fronte di una complessiva qualità di questo tratto di waterfront, l’area presenta ancora importanti margini per implementare il livello della qualità degli spazi e l’offerta di servizi, attraverso la risoluzione di alcune condizioni di non buona accessibilità e interventi progettuali che possano ulteriormente saldare il rapporto tra i cittadini e il proprio mare.
Obiettivi generali e strategie di trasformazione
Il concorso mira al ripensamento di un’area centrale della città di Palermo, sia dal punto di vista storico, sia da quello strategico: uno dei nodi fondamentali nel sistema infrastrutturale e dei servizi a livello locale e sovralocale. La visione di sviluppo si inserisce infatti in un contesto urbanistico e portuale già in fervente dinamismo e trasformazione per effetto delle numerose progettualità già avviate nelle aree adiacenti che hanno restituito alla città la fruizione del proprio mare (gli interventi di realizzazione del nuovo Palermo Marina Yachting e di riqualificazione del porticciolo di Sant’Erasmo, ad esempio). Il concorso ambisce dunque a proseguire il percorso di profondo ripensamento del waterfront già intrapreso e mira al completamento del suo ridisegno olistico, guardando al contempo alle componenti urbane e portuali, al coinvolgimento della comunità e puntando a incrementare la commistione tra spazi pubblici e privati, luoghi della cultura e spazi vegetali, nonché al recupero dei luoghi in attesa e degli spazi che hanno esaurito il loro “ciclo vitale” e che necessitano di un radicale ripensamento.
Il concorso mira a stimolare un grande progetto di paesaggio che riconfiguri i “contesti vegetali” esistenti e ne proponga di nuovi e che sappia integrare la dimensione naturale con quella culturale in un unico paesaggio a servizio della comunità palermitana: un nuovo paesaggio costiero che connetta la dimensione fluida con quella urbana da un lato e il sistema costiero con quello portuale dall’altro in una interfaccia multidirezionale. Le nuove funzioni dovranno allinearsi con le esigenze locali e al contempo immaginare nuove e future esigenze che nella città si genereranno. In sintesi i principali obiettivi posti alla base del concorso sono:
- definire un nuovo assetto per il Foro Umberto I come spazio ibrido e multifunzionale, legato ad attività culturali, al tempo libero, con percorsi ciclopedonali ombreggiati, un luogo nel quale la dimensione vegetale sia protagonista, un grande terrazzo vegetale sul mare in grado di connettere il centro storico con il suo mare;
- ridefinire la linea di margine tra il parco vegetale e la viabilità adiacente e proporre soluzioni progettuali per la qualità della passeggiata lungo le antiche mura;
- riconfigurare l’ambito del porto di Sant’Erasmo anche attraverso l’integrazione delle funzioni esistenti con quelle nuove legate alla fruizione del mare come luogo per lo sport e per il tempo libero, anche nell’ottica di riproporre quel legame storico che le borgate marinare hanno avuto con il mare;
- creare un parco con forte valenza paesaggistica nell’area della foce del fiume Oreto, integrando la dimensione naturale e paesaggistica con quelle culturali e sociali, fino a comprendere porzioni della costa sud;
- ridefinire il molo sud del porto al fine di dotare questa porzione portuale di servizi per la nautica e per gli sport acquatici, immaginando percorsi e spazi per una “visione privilegiata” della città dal mare.
Linee guida per il progetto
Gli obiettivi generali del concorso si traducono nel disegno complessivo delle aree urbane e portuali in un’ottica di integrazione funzionale e riconfigurazione del paesaggio urbano e naturale.
Le proposte progettuali devono quindi legarsi ai contesti limitrofi che già in parte sono stati oggetto di recenti trasformazioni, nello specifico si fa riferimento all’area portuale del Molo Trapezoidale che, ospitando oggi il Palermo Marina Yachting, ha subito una radicale trasformazione attraverso un progetto in grado di donare alla città un nuovo quartiere d’acqua con funzioni sia urbane sia portuali, questo si connette ad una vision dell’intero ambito portuale che si concretizza anche attraverso la realizzazione dell’area di interfaccia porto-città lungo via Crispi, un sistema vegetale di terrazze che ospita anch’esso funzioni urbane e portuali.
Il progetto deve quindi connettersi al contesto urbanistico fungendo da cerniera tra ambiti portuali e urbani fino a configurare il riassetto dei sistemi naturalistici in prossimità della foce del fiume Oreto attraverso un’idea che trovi sintesi nel progetto di paesaggio.

Area oggetto del concorso e ambiti progettuali. (© Cosimo Camarda).
In ciascuno dei quattro ambiti di progetto, gli obiettivi generali del concorso sono declinati in programmi funzionali di dettaglio e in “dispositivi progettuali” da utilizzare quali suggestioni per le elaborazioni avanzate di progetto:
• AMBITO 1 – Il molo sud
Nautica da diporto e club nautici
• AMBITO 2 – Foro Umberto I
Il paesaggio urbano connesso al mare
• AMBITO 3 – Sant’Erasmo
Il porto come dispositivo per la fruizione sportiva dell’acqua
• AMBITO 4 – Foce del fiume Oreto
La natura come componente progettuale per il paesaggio costiero e fluviale
Gli esiti e le proposte ideative selezionate
Attraverso gli esiti del concorso di idee è possibile ricostruire la vision complessiva nata dai diversi punti di vista e approcci operativi dei professionisti coinvolti per ripensare l’area in oggetto.
Il concorso ha premiato le proposte ritenute meritevoli sotto il profilo dei contenuti e della congruità con le richieste; quattro le proposte ideative che, così come previsto nel bando di concorso, hanno formato la graduatoria di merito.
Le domande poste alla base del concorso sono state declinate dai concorrenti attraverso progetti in grado di immaginare soluzioni sia nel breve che nel lungo termine con dimensioni economiche differenziate, questo consente di poter avviare un processo di rigenerazione attuato per fasi temporali differenziate e per comparti di intervento.
La visione della proposta progettuale vincitrice intende fondere modernità e tradizione, unire funzionalità e sostenibilità, restituire al mare il ruolo di motore vitale per l’intera città.
Il progetto proposto mira a completare e ricucire il sistema del lungomare urbano, attualmente caratterizzato da un’evidente frammentazione tra gli spazi già rivitalizzati e accessibili e le aree degradate che ancora necessitano di interventi migliorativi.

Progetto primo classificato. Vista progettuale Foro Italico. (© RTP: Edoardo Cicala, Gioacchino Spallina, Maurizio Sindona).
La proposta progettuale parte dalla volontà di superare la frammentazione tra spazi già rivitalizzati e aree degradate, attraverso la realizzazione di un continuum paesaggistico e funzionale, in grado di restituire coerenza e fruibilità lungo l’intero tratto costiero della città, dal porto alla foce del fiume Oreto.
La mission è quella di restituire alla città il suo rapporto storico con il mare, attraverso un progetto strategico e multiscalare che intende rispondere all’assenza di coerenza e accessibilità dello spazio d’interfaccia terra-mare, uno spazio pubblico contemporaneo, migliorando altresì la qualità della vita, promuovendo la sostenibilità economica/ambientale e rafforzando l’identità urbana e culturale.

Progetto primo classificato. Vista generale. (© RTP: Edoardo Cicala, Gioacchino Spallina, Maurizio Sindona).
La proposta seconda classificata propone un concept che si radica in una visione del progetto urbano come strumento agile ed innovatore, basato sul paesaggio come infrastruttura primaria.
In questa direzione, lontani da una visione statica e chiusa, ma ancorato ad una visione olistica delle tematiche urbane coinvolgenti il paesaggio, il progetto sperimenta una nuova interpretazione della pianificazione, ribaltando il proprio agire dalle forme solide a quelle “vuote”, che diventano le strutture del progetto intero, e in grado di convogliare sia le esigenze globali che quelle locali.
Gli spazi progettati si allacciano quindi alla parentesi disciplinare del Landscape Urbanism e dell’Ecological Urbanism, intese come discipline in grado di generare spazi naturali abitabili per l’uomo, definendo una nuova modalità della progettazione urbanistica, lontana dai brand ovvi e dalla retorica globale, verso una nuova prassi per la quale il paesaggio – nelle sue forme e differenze – non è più tamponamento vago del costruito o contrapposto ad esso, ma luogo centrale nella progettazione urbana contemporanea.

Progetto secondo classificato. Vista generale e planimetrica. (© Elisa Cristiana Cattaneo).
Il progetto classificato al terzo posto, intende affrontare i diversi ambiti di intervento mantenendo una visione unitaria ed integrata delle diverse parti della città al fine di riqualificare le diverse aree attraverso un approccio morfologico capace al tempo stesso di valorizzare gli spazi del waterfront urbano e quelli del paesaggio senza però tralasciare i bisogni propri e funzionali della città di Palermo.

Progetto terzo classificato. Vista planimetrica. (© RTP: Gregorio Indelicato, Mario Cottone, Giovanna Ferrara, Alfonso Piazza).
Il progetto utilizza un approccio secondo le seguenti categorie di interventi/tematiche progettuali:
- Strutture e infrastrutture della città storica: nuove relazioni e mobilità, proponendo azioni per differenziare i flussi e le aree di sosta per una migliore fruizione degli spazi urbani e portuali;
- Il waterfront di Palermo e il suo rapporto con il mare, con spazi vegetali e per la convivialità, luoghi ibridi per la fruizione della costa;
- Nuovi servizi e spazi a supporto della nautica, anche attraverso funzioni legate agli sport acquatici per l’area di Sant’Erasmo e il parco della foce del fiume Oreto;
- Il progetto del verde diffuso e la sostenibilità ambientale.
Il progetto quarto classificato propone un’ipotesi di disegno complessivo strutturato in modo da poter attuare interventi specifici e inquadrabili in tempi non necessariamente simultanei.
Gli assi strategici messi a punto dalla proposta agiscono per:
- ricostruire la memoria storica del porto e valorizzare il patrimonio locale;
- immaginare spazi urbani ad alta sostenibilità ambientale;
- disegnare spazi culturali, intesi come luoghi nel quale la città si riconosce e si racconta.
Il progetto propone quindi uno “spazio pubblico esteso” multifunzionale, dove le diverse componenti, piazze, strade, vegetazione si fondono assieme in un unico disegno.

Progetto quarto classificato. Vista planimetrica e schemi funzionali. (© Matteo Villaverde Sedano).
Conclusioni
La sfida per la rinascita dei waterfront passa anche attraverso la loro interpretazione non come spazi di confine ma come luoghi dell’ibridazione, spazi con molteplici peculiarità funzionali, ambientali e storiche, quelli che La Rocca definisce filtering line, sottolineando la funzione filtro che la linea di costa assume (La Rocca, 2011).
Attraverso un approccio olistico, la rigenerazione dei waterfront urbani ha la necessità di leggere, con particolare attenzione, il sistema compreso tra la linea d’acqua e i tessuti urbani più prossimi, ponendosi la questione di una maggiore ibridazione tra due realtà che di fatto sono componenti di uno stesso organismo, quello urbano.
Pertanto la domanda da porsi è se lo strumento del concorso di idee e di progettazione può essere un dispositivo progettuale in grado di agire sulla rigenerazione dei waterfront che, con l’accezione che Foucault dà del termine, «per dispositivo intendo una specie, diciamo, di formazione che, in un dato momento storico, ha avuto […] una funzione strategica dominante […] si tratta di una certa manipolazione di rapporti di forze, di un intervento razionale e concertato in questi rapporti di forze, sia per svilupparle in una tal certa direzione, sia per bloccarle, oppure per stabilizzarle, utilizzarle» (Grosrichard et all., 1977: 62), si configuri come filtro interpretativo di risposta al tema della riqualificazione dei waterfront al fine di poter costruire degli indirizzi futuri.
IMMAGINE INIZIALE | Veduta del porto e della città di Palermo. (© Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale).
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RIFERIMENTI
Bruttomesso, R. (2007). Città-Porto. Catalogo della X Mostra Internazionale di Architettura. Marsilio.
Carta M., Ronsivalle D. (2016), The fluid city paradigm, Springer.
Grosrichard, G., Waieman, J.A., Miller, G., Le Gaufey, D., Celas, G., Miller, C., Millot, J., Livi, J. Miller, “Le jeu de Michel Foucault”, in Ornicar? Bulletin périodique du champ freudien, n. 10, luglio 1977, pp. 62-93.
La Rocca R. A. (2011), Recuperare il rapporto con il mare: una sfida ancora aperta per Napoli, in Portus Plus, n. 1.
Lynch, K. (2006) L’immagine della città, Marsilio, Padova.
Pavia, R., Di Venosa, M. (2012), Waterfront, dal conflitto all’integrazione, List Lab, Trento.