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Palermo torna a guardare il mare: sinergia istituzionale e governance strategica per ridisegnare il waterfront
Intervista con Roberto LAGALLA, Sindaco della Città Metropolitana di Palermo
Oggi Palermo si propone come un modello avanzato di pianificazione territoriale, dove il recupero delle aree portuali e della linea di costa è diventato la leva strategica per ripensare lo sviluppo economico e la coesione sociale dell’intera area metropolitana.
L’esperienza dell’Amministrazione Comunale in questo processo di rigenerazione offre l’opportunità di riflettere sulla città, e in particolare sul suo waterfront, come laboratorio di trasformazione in cui la riqualificazione urbana incontra lo sviluppo socio-economico, la sostenibilità e l’innovazione. Lo facciamo con Roberto Lagalla – Sindaco della Città Metropolitana di Palermo – in questa intervista in cui emerge come una visione lungimirante possa connettere le sfide amministrative alle grandi opportunità di rilancio di una città situata al centro del Mediterraneo attraverso una solida governance istituzionale.
Attraverso il suo punto di vista esploriamo la visione strategica alla base degli interventi che, nell’ambito di un sistema costiero continuo e inclusivo, hanno prodotto o attivato profondi mutamenti del tessuto urbano e sociale, riconnettendo la città al proprio mare ma anche ricucendo le fratture tra centro e periferie. Dal successo del nuovo polo attrattivo del Palermo Marina Yachting al Molo Trapezoidale, fino all’ambizioso risanamento ambientale della Costa Sud e della foce dell’Oreto, emerge l’idea di un’interfaccia che si fa spazio pubblico vivo e che restituisce dignità e futuro a ogni quartiere della città.
INTERVISTATRICE | Oriana GIOVINAZZI, Direttrice di PORTUS Magazine
INTERVISTATO | Roberto LAGALLA, Sindaco della Città Metropolitana di Palermo
Oriana GIOVINAZZI |
La rinascita del waterfront di Palermo è il frutto di una forte intesa istituzionale con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia occidentale, la Regione e i soggetti locali. Dal punto di vista dell’Amministrazione Comunale, come si inserisce questa rigenerazione della costa nella più ampia visione di sviluppo urbano e turistico che la sua Amministrazione ha per la Palermo del futuro? Quali sono i prossimi passi per completare la transizione verso una moderna ‘città di mare’?
Roberto LAGALLA |
La trasformazione del waterfront rappresenta uno dei pilastri della visione di città che stiamo costruendo. Per troppo tempo Palermo ha vissuto voltando le spalle al proprio mare, separata da infrastrutture, recinzioni e da una pianificazione che non ha saputo valorizzare questa straordinaria risorsa. Oggi stiamo invertendo questa tendenza grazie a una forte collaborazione istituzionale con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, la Regione Siciliana e tutti gli enti coinvolti.
L’obiettivo è ricostruire un rapporto organico tra città e mare, non soltanto dal punto di vista urbanistico, ma anche economico, sociale, culturale e ambientale. Il waterfront non è un progetto isolato: è il punto di partenza di una strategia che coinvolge l’intero sistema costiero, dal porto commerciale alla Costa Sud.
I prossimi passi riguardano il completamento delle connessioni pedonali e ciclabili, il recupero delle aree degradate, il miglioramento dell’accessibilità, la riqualificazione del Foro Italico, di Sant’Erasmo e della foce dell’Oreto, fino ad arrivare alla completa rigenerazione della Costa Sud. Parallelamente, stiamo lavorando agli strumenti di pianificazione, come il nuovo Piano Urbanistico Generale e il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, che definiranno una visione unitaria dello sviluppo costiero per i prossimi decenni.
Oriana GIOVINAZZI |
Proprio in questa visione, il nuovo Piano Urbanistico Generale concepisce il fronte a mare come un importante asse nord-sud su cui si agganciano alcune delle funzioni più importanti per la città del futuro prossimo. Un progetto complessivo dalle grandi potenzialità che, nel ricucire le relazioni tra Palermo e il suo mare, diventa propulsore di nuove economie. Quali sono i passi concreti per trasformare questa idea in realtà in linea con le Direttive Generali? E quali i nodi più difficili da sciogliere?
Roberto LAGALLA |
Il nuovo Piano Urbanistico Generale restituisce al mare un ruolo centrale nello sviluppo della città. Non immagina il waterfront come una semplice successione di interventi edilizi, ma come una grande infrastruttura urbana capace di collegare quartieri, funzioni pubbliche, mobilità sostenibile, servizi, cultura e attività economiche.
Questa impostazione trova una naturale integrazione con il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, che consentirà finalmente una gestione ordinata e programmata delle aree costiere, individuando le destinazioni d’uso, valorizzando gli spazi pubblici, tutelando l’ambiente e favorendo investimenti privati compatibili con l’interesse collettivo.
Le difficoltà non mancano. Occorre coordinare competenze diverse tra Comune, Autorità Portuale, Regione e Demanio, reperire risorse e rispettare vincoli ambientali e paesaggistici. Ma oggi esiste una condivisione istituzionale che negli anni passati è mancata e che rappresenta il presupposto indispensabile per trasformare questa visione in realtà.
Oriana GIOVINAZZI |
Diversi progetti, come il Palermo Marina Yachting al Molo Trapezoidale, hanno riavvicinato la città al mare. Quale impatto sociale e urbanistico vi aspettate a partire dalla progressiva riconnessione con l’acqua, anche alla luce delle nuove linee d’intervento previste per il Foro Umberto I, la Costa Sud, Sant’Erasmo e la foce dell’Oreto? Come si integrano questi diversi lotti in un’unica strategia coordinata?
Roberto LAGALLA |
Il Molo Trapezoidale ha dimostrato concretamente quanto i cittadini desiderassero riappropriarsi del mare. Migliaia di persone frequentano quotidianamente uno spazio che fino a pochi anni fa era sostanzialmente inaccessibile. Questo ci conferma che la rigenerazione urbana produce anche inclusione sociale e nuova qualità della vita.
Ma il nostro obiettivo è molto più ambizioso. Il waterfront deve diventare un sistema continuo che parte dal porto, attraversa il Foro Italico, Sant’Erasmo, la foce dell’Oreto e arriva fino alla Costa Sud. Ogni intervento contribuisce a costruire una rete di spazi pubblici, aree verdi, percorsi ciclopedonali, servizi e attività economiche.
Particolare attenzione è rivolta alla Costa Sud, che rappresenta una delle grandi sfide urbanistiche della Palermo dei prossimi anni. Qui la riqualificazione non significa soltanto recuperare il litorale, ma anche restituire dignità ai quartieri, migliorare la qualità ambientale, creare nuove opportunità occupazionali e rilanciare un territorio che per troppo tempo è rimasto ai margini dello sviluppo cittadino.

Porta Felice, storica cerniera monumentale di Palermo che connette la città al mare, simbolo senza tempo dell’interfaccia tra il nucleo urbano antico e il paesaggio portuale, dove l’architettura tardo-rinascimentale si fonde oggi con le grandi navi da crociera. (© Sandro Scalia, 2005).
Oriana GIOVINAZZI |
Il Molo Trapezoidale e i nuovi spazi affacciati sul waterfront sono oggi aree aperte alla cittadinanza e ai visitatori. Quali servizi e attività culturali sono previste per far sì che questi luoghi rimangano vivi e integrati nel tessuto sociale? Quali le opportunità per attrarre giovani e professionisti e per fare in modo che queste aree diventino laboratori di innovazione, startup, spazi di co-working e hub tecnologici?
Roberto LAGALLA |
Un waterfront vive se è abitato. Non basta realizzare opere pubbliche: occorre creare contenuti, servizi e occasioni di partecipazione.
Vogliamo che questi spazi ospitino manifestazioni culturali, eventi sportivi, iniziative dedicate ai giovani, attività artistiche, percorsi museali e servizi per le famiglie. Allo stesso tempo immaginiamo che possano diventare luoghi attrattivi anche per imprese innovative, startup, professionisti e attività legate all’economia del mare, alla blue economy, alla ricerca e all’innovazione tecnologica.
La collaborazione con Università, ITS, imprese e sistema portuale può trasformare queste aree in laboratori permanenti di innovazione, favorendo la nascita di nuove professionalità e trattenendo sul territorio tanti giovani che oggi sono spesso costretti a cercare opportunità altrove. Palermo proprio in questi anni si sta muovendo in questa direzione se si considera che è diventata capitale italiana e tra i principali punti di riferimento a livello internazionale dei nomadi digitali.

Il nuovo Molo Trapezoidale di Palermo con il suo specchio d’acqua artificiale circondato da spazi pubblici e aree verdi. (© Sandro Scalia, 2026).
Oriana GIOVINAZZI |
Il porto di Palermo è uno scalo crocieristico e commerciale leader nel Mediterraneo. Come opera l’Amministrazione Comunale, in collaborazione con l’Autorità Portuale, per bilanciare la forte spinta economica e l’accoglienza di oltre un milione e mezzo di passeggeri con la tutela dell’ambiente costiero e la qualità della vita dei residenti?
Roberto LAGALLA |
Il porto di Palermo rappresenta uno dei principali motori economici della Sicilia e la crescita del traffico crocieristico costituisce un’opportunità straordinaria per il commercio, la ristorazione, la cultura e i servizi.
La nostra responsabilità è fare in modo che questa crescita sia sostenibile. Per questo lavoriamo insieme all’Autorità Portuale su diversi fronti: elettrificazione delle banchine per ridurre le emissioni delle navi, miglioramento della mobilità, incremento del trasporto pubblico, gestione dei flussi turistici e valorizzazione di itinerari che distribuiscano i visitatori anche oltre il centro storico.
Il turismo deve rappresentare un’opportunità per tutta la città senza compromettere la qualità della vita dei residenti. È questo il principio che guida ogni nostra scelta.
Oriana GIOVINAZZI |
Il successo del nuovo waterfront attira migliaia di cittadini e turisti ogni giorno, ponendo al centro il tema della mobilità. Risolvere la pressione del traffico veicolare sulla linea di costa, in particolare lungo la Via Crispi, è fondamentale per rendere l’accesso al porto accogliente e garantire la continuità pedonale. Può descrivere brevemente gli interventi concreti in questa direzione e l’attenzione riservata alla sostenibilità?
Roberto LAGALLA |
La riqualificazione del waterfront non può prescindere dalla soluzione del nodo della mobilità.
Via Crispi rappresenta oggi uno dei principali punti critici della città. Stiamo lavorando insieme all’Autorità Portuale per ripensarne progressivamente il ruolo, migliorando l’accessibilità al porto, realizzando nuove connessioni pedonali, favorendo l’intermodalità e sviluppando percorsi ciclabili e spazi pubblici più sicuri.
Gli interventi previsti su via Amari, la nuova passerella di collegamento con il porto e le future opere di riorganizzazione della viabilità vanno proprio nella direzione di ricucire la frattura storica tra la città e il mare, privilegiando una mobilità sempre più sostenibile.
Oriana GIOVINAZZI |
Interventi come la passerella pedonale e la riqualificazione di Via Amari e Via Crispi muovono ingenti risorse, tra cui i Fondi di Coesione e risorse dell’AdSP. Qual è il ruolo dell’Amministrazione Comunale nella governance finanziaria per intercettare, sbloccare e coordinare questi flussi al fine di garantire che le opere si traducano in benefici diretti per i cittadini?
Roberto LAGALLA |
Opere di questa complessità richiedono una governance solida e una programmazione finanziaria altrettanto efficace.
Il Comune svolge un ruolo di coordinamento istituzionale fondamentale, lavorando con Regione, Governo nazionale, Autorità Portuale e Unione Europea per intercettare risorse, accelerare le procedure e garantire la coerenza tra i diversi programmi di investimento.
L’obiettivo non è semplicemente realizzare infrastrutture, ma fare in modo che ogni euro investito produca benefici concreti in termini di qualità urbana, occupazione, servizi e crescita economica. Per questo la programmazione si basa su una visione integrata e non su interventi isolati.

I cantieri per la realizzazione della passerella pedonale di collegamento tra l’area urbana di via Amari e le banchine del porto. (© Sandro Scalia, 2025).
Oriana GIOVINAZZI |
La rigenerazione del centro urbano e del porto rischia di creare un contrasto con le aree costiere più periferiche della città. In che modo l’esperienza di successo sul tessuto urbano-portuale può essere estesa anche alla Costa Sud di Palermo?
Roberto LAGALLA |
La rigenerazione del waterfront non può fermarsi al centro della città.
La vera sfida è estendere questa trasformazione alla Costa Sud, che rappresenta una delle più grandi occasioni di rigenerazione urbana dell’intero Mezzogiorno. Qui insistono importanti progetti di riqualificazione ambientale, il recupero della foce dell’Oreto, il risanamento delle aree costiere, la valorizzazione del litorale e nuove connessioni con i quartieri.
In questo quadro assume un’importanza decisiva anche il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, che consentirà di pianificare in maniera organica l’intero sistema costiero, superando interventi frammentati e restituendo finalmente ai cittadini un mare accessibile, ordinato e sostenibile.
La Palermo del futuro non sarà soltanto una città che guarda il mare, ma una città che vive il mare come elemento identitario, motore economico, spazio pubblico e fattore di inclusione sociale. È questa la direzione nella quale stiamo lavorando: una città che ricuce le proprie fratture storiche, valorizza tutte le sue coste e costruisce sviluppo senza lasciare indietro nessun quartiere.

Il progetto di Italo Rota per il recupero del Foro Italico. (© Sandro Scalia, 2005).
IMMAGINE INIZIALE | Veduta panoramica del lungomare e del bacino portuale della città di Palermo, incorniciata dal tessuto urbano e dal profilo montuoso che caratterizza la costa. (© Sandro Scalia, 2005).