Butera Palace. A Contemporary Renaissance Workshop, Open to the City
Dialogue between Maurizio CARTA and Massimo VALSECCHI

8 Agosto, 2026

Questo dialogo esplora Palazzo Butera come modello di rigenerazione culturale e urbana, concepito non semplicemente come museo, ma come laboratorio aperto per la città e il Mediterraneo. Il progetto valorizza il patrimonio storico attraverso un approccio contemporaneo che promuove la ricerca, la formazione, la creatività e l’innovazione sociale. Palazzo Butera – sulle mura cittadine di fronte al mare e parte del lungomare urbano – si configura come catalizzatore di collaborazione tra università, istituzioni e comunità locali, promuovendo Palermo come crocevia internazionale di cultura, conoscenza e sviluppo sostenibile.

Il presente testo è una riedizione riveduta del dialogo “Palazzo Butera. Una bottega rinascimentale contemporanea, aperta alla città”, di Maurizio Carta e Massimo Valsecchi, originariamente pubblicato in “Palermo. Biografia progettuale di una città meridionale” (Carta, M., 2021, pp. 418–424).


Massimo VALSECCHI | Collezionista d’arte e professore di Storia del Design Industriale. Fondatore e proprietario della Fondazione Palazzo Butera

Sono felice di contribuire a immaginare Palermo nei prossimi venti anni. Tutto nasce alcuni anni fa. Dopo i numerosi progetti realizzati nei cinquant’anni precedenti avevo deciso che tutto quello che avevo realizzato con prestigiose istituzioni inglesi sarebbe cambiato, perché ho avuto la netta sensazione che la Gran Bretagna stesse avviandosi verso una pericolosa spirale anti-europea (la Brexit ne è stata solo la conferma), che io, europeista convinto, non potevo tollerare. Allora ho deciso di portare le mie visioni e le mie passioni al centro dell’Europa: in Sicilia, a Palermo, centro di una visione di Europa aperta e cosmopolita che guarda a nord e a sud, ad est e a ovest e che vede il Mediterraneo come sua placenta. Dopo il Cairo e Istanbul, Palermo è il crocevia delle culture mediterranee. Palermo per me è la punta più avanzata dell’Europa verso l’Africa, il continente che nel prossimo secolo sarà il luogo di maggiore innovazione e sviluppo. Non mi bastava, andato via da Londra, avere solo una casa a Palermo, io volevo un nuovo campo di battaglia culturale. Parlando con Enrico De Cleva, Rettore dell’Università di Milano e Presidente della CRUI, mi ha convinto che il rettore Roberto Lagalla sarebbe stato il giusto interlocutore per la nuova vita del progetto. Dopo di lui ho incontrato moltissime altre persone che mi hanno confermato la bontà della scelta, il progetto e la città sono cambiati insieme in questi sei anni.

Massimo VALSECCHI |

Sono d’accordo. Per me Palazzo Butera è una metafora della città, perché io penso che debba essere l’intera città a diventare un grande laboratorio delle arti, che deve partire dalla formazione, universitaria e non, da quell’enorme bacino di potenzialità che il quartiere della Kalsa esprime, dai talenti locali e internazionali. Vorrei ricucire quello straordinario sistema di conoscenza, ricerche, competenze e sapienze frammentate e disperse (anche dentro l’Università) per offrire loro un porto franco, un luogo dove poter entrare in connessione con facilità, senza pregiudizi, senza troppi filtri, in modo da generare nuove idee ed opere.

Massimo VALSECCHI |

Palazzo Butera è la naturale evoluzione di un progetto che avevo già realizzato con l’Università Statale di Milano. È un progetto che a seconda che sia realizzato a Milano, a Cambridge, a Oxford o a Palermo, si trasforma attingendo alla cultura locale e alle sensibilità delle città in cui si realizza. Quello che per me è importante è che non sia un progetto chiuso, tutt’altro: è vero che c’è un’idea e un progetto, ma la sua costruzione viene tagliata sul luogo, viene adattata ai cambiamenti in atto e potenziali, viene plasmata sugli spazi e sulle persone. L’idea è la stessa, il punto di partenza è lo stesso, ma cambia l’evoluzione e, quindi, il risultato. È un progetto proteiforme che muta continuamente adattandosi ai cambiamenti. Se la sede fosse stata lo Steri avrebbe avuto alcune caratteristiche, se fossero stati i Cantieri Culturali (come previsto inizialmente) avrebbe avuto altri esiti, se fosse stato il Convento di San Francesco (che per me era uno spazio importante per la sua collocazione, per la sua storia e per la sua bellezza) o lo Spasimo avrebbe subito un’ulteriore mutazione.

È un’idea testarda, nella mia mente, ma sufficientemente fluida per adattarsi ai contesti senza perdere la sua carica visionaria, la sua passione contagiosa e la sua capacità di generare un impatto positivo sulle comunità più prossime, ma anche su quelle più distanti dall’epicentro.

È importante partire da spazi che ti aiutano a produrre idee e interventi che li migliorano. Naturalmente se parti da uno spazio brutto e muto, per quanto tu possa aggiungere bellezza e funzioni, non genererai quel salto necessario. Se, invece, parti da uno spazio già potente e bello (anche se degradato) genererai una maggiore potenza creativa che sposterà molto in avanti il punto di arrivo.

Ecco perché ho sempre cercato spazi ad alta carica emotiva che potessero essere i punti di innesco dell’esplosione culturale che il progetto intende attivare.

Massimo VALSECCHI |

Il progetto, quindi, si muove nella volontà di contrastare questa dolorosa mancanza di futuro che attanaglia Palermo, la Sicilia, l’Italia forse. Come se tutto fosse schiacciato sul presente, fosse limitato all’istante, c’è troppa fiducia sulle capacità risolutive della tecnologia. La mia convinzione, invece, è che attingendo alla storia, alla cultura e usando l’arte, la ricerca e l’educazione come catalizzatori si può riattivare una linea del tempo che parte dai primordi dell’evoluzione umana e che si protende nel futuro, dispiegando tutto il suo fascino carico di memoria e pregno di progresso. Penso che dobbiamo riappropriarci della capacità di pensare in termini di possibilità, di potenzialità, di progresso, senza temere di usare l’immaginazione, che, per me, è la chiave d’ingresso per il futuro.

E poi c’è l’arte, a discapito di tutti coloro che pensano che l’arte sia finita nel Settecento con la Rivoluzione francese. Per fortuna, invece, finché ci sarà l’umanità ci sarà arte: pittura, musica, architettura, urbanistica, o altro che inventeremo per dare forma alle nostre utopie, alle nostre visioni. E a me questa carica utopica dell’arte sembra proprio quello che manca, perché molti hanno una percezione istantanea del mondo, spesso utilitaristica, tentata dal compromesso invece che sedotta dall’ambizione.

Fin dall’inizio ho pensato che il luogo del progetto fosse l’Università di Palermo, il luogo dove il progetto avrebbe espresso la sua anima migliore (come avevo già fatto a Milano), ma la difficoltà in quel momento di trovare spazi adeguati (erano ancora in corso i restauri di alcuni complessi che sarebbero stati preziosi, ma non ancora pronti) ci ha orientati prima sui Cantieri Culturali alla Zisa, poi all’ex Convento di San Francesco d’Assisi, già oggetto di un restauro. Sullo ZAC, come ricorderai, abbiamo anche redatto insieme un progetto di rifunzionalizzazione degli spazi concordato con Andrea Cusumano, l’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo, che aveva suscitato grande entusiasmo e altrettanto grandi aspettative. Tuttavia, poi si è scelto di portare avanti quelle proposte in altro modo, riattivando ZAC con intenti diversi da quelli immaginati dal progetto, e noi abbiamo dovuto rimodulare il percorso guardando ad altri luoghi, ma soprattutto tornando a guardare al centro storico e alle vicinanze dello Steri. Perché il sogno iniziale non è mai svanito (e non è ancora del tutto tramontato come sappiamo).

Io penso (so che è una posizione difficile da realizzare) che l’Università di Palermo dovrebbe avere allo Steri solo l’Ufficio del Rettore e i servizi connessi e trasferire le altre funzioni amministrative al campus di viale delle Scienze, in modo da liberare i plessi che compongono il Complesso Monumentale dello Steri, per renderli fruibili culturalmente e, soprattutto, in grado di disvelare alla città e ai turisti lo straordinario palinsesto di storia urbana che esso racchiude: dal medioevo fino ad oggi attraversando tutte le epoche e le culture, ognuna delle quali ha sovrascritto un pezzo della partitura che oggi compone la sublime sinfonia dello Steri (che però non tutti possono ascoltare in tutte le sue note, perché alcune possono risuonare solo per chi vi lavora). Devo riconoscere, però, che in questi ultimi anni le indagini e restauri del complesso dello Steri stanno restituendo verità al suo impianto urbano e architettonico, ritrovando la sala consiliare, il giardino palaziale, il portico con gli archi, che permetteranno fra poco di raccontare una storia nuova di Palermo vista dallo Steri. Per questo ritengo che la questione della fruibilità di questo racconto debba essere affrontata.

Per me lo Steri è sempre il centro del mio progetto, anche oggi che ho deciso di puntare su Palazzo Butera, non perdo la visione di un dipolo Butera-Steri (su cui, sai bene, stiamo lavorando insieme).

Massimo VALSECCHI |

Quando alla fine nel 2016 ho deciso di investire sul restauro di Palazzo Butera, l’ho sempre considerato un inizio, un punto d’ingresso verso un progetto più ampio. Per questo non ho mai pensato che la mia fosse solo un’opera di restauro dell’edificio, ma ritengo più reale e importante la trasformazione in un grande laboratorio culturale e in un grande centro di scambi che ci fa attraversare un’immensa bellezza (lo scalone, le sale affrescate, gli stucchi, la terrazza) per condurci alle sue parti operative, alle sue botteghe dell’arte dove le persone studiano, ricercano, realizzano, si connettono. Per me sono quelle le parti di futuro di Palazzo Butera, le sue passerelle, i suoi sottotetti, tutti i luoghi dove più che la conservazione del passato ho voluto prefigurare una anticipazione di futuro. È quello che è successo a Milano con BBPR, Gardella e Albini, a Genova con Albini e Gardella, a Verona con Scarpa e in Sicilia con lo stesso Scarpa e il suo prezioso intervento su Palazzo Abatellis.

Massimo VALSECCHI |

Per me Palazzo Butera è una specie di grande macchina culturale che deve entrare in coppia con lo Steri per riuscire a sprigionare tutta la sua energia. Un palazzo importante che è anche un brano di città, un segno forte della fisionomia urbana. Nei fatti un grande muro costruito per godere della vista del mare sottraendola agli abitanti del centro storico, insieme ai benefici effetti delle brezze marine che rendevano profumata e salubre l’aria della città. Ecco perché per me il primo obiettivo del progetto Butera è stato rendere quanto più permeabile l’edificio, restituendo la porosità a questa parte di città. Una sorta di risarcimento, se vuoi, verso la città a cui, anche da Palazzo Butera, è stato negato il mare.

La maestosa Porta Felice, storico ingresso monumentale di Palermo che collega la città al lungomare del Foro Italico. A sinistra il prospetto di Palazzo Butera, una delle più importanti dimore nobiliari del quartiere Kalsa. (© Sandro Scalia, 2018).

Massimo VALSECCHI |

Per me è sempre stato importante trovare un luogo dove tutta la ricerca universitaria possa trovare scambio, connessione, ibridazione, abbattendo qualsiasi barriera che ne farebbe avvizzire la necessaria vitalità. Per questo ho spinto per la sottoscrizione delle diverse convenzioni tra l’Università e il Comune per l’attuazione dell’armatura museale universitaria, dove io e Francesca eravamo solo i facilitatori, senza voler avere primazie, ma potendo fungere da stimolo e, soprattutto, mettendo a disposizione la necessaria rete internazionale di portatori di interesse che sono il necessario partner del progetto, ma che avrebbero alimentato la vocazione internazionale sia dell’università che del comune. Purtroppo le convenzioni non sono riuscite a trovare sincronia con i tempi amministrativi, con alcune perplessità e criticità, e così ho pensato, con sacrificio non indifferente, di compiere io il primo passo e iniziare il progetto dal “portale” di Palazzo Butera. Ma è solo l’inizio, il progetto resta sempre quello di concorrere all’apertura dell’università alla città.

Massimo VALSECCHI |

Si, per questo è sempre più un progetto di innovazione sociale in cui la storia, la cultura e l’arte a Palermo, in Sicilia, sono la grande fonte rinnovabile e inesauribile di ricchezza. Palazzo Butera è, quindi, solo un innesco di futuro, non vuole essere assolutamente un’occasione di autocelebrazione. Per me è l’inizio di un processo che vede Palermo, e la Sicilia, come il luogo giusto e il momento giusto per un grande progetto innovativo, per un balzo culturale, sociale ed economico. E ne sono totalmente convinto.

Massimo VALSECCHI |

Il mare rappresenta una sfida. Innanzitutto, come ho già detto, per me si tratta di restituire il mare al centro storico aprendolo il più possibile, rendendolo attraversabile in tutti i modi, e poi aprendolo a iniziative che possano amplificarne il ruolo, come quelle limitrofe che riguardano la fruizione culturale della costa.

Massimo VALSECCHI |

Si, l’ho trasformato in una porta, o di ingresso dal mare o dalla città per uscire a godere della potente seduzione del mare.

Massimo VALSECCHI |

Si, infatti quando ho saputo che il nuovo Presidente dell’Autorità Portuale, Pasqualino Monti, aveva un progetto ambizioso di rigenerazione e sviluppo del porto, del Foro Italico e di Sant’Erasmo ho voluto incontrarlo per condividere le visioni e per trovare accordi tra i nostri progetti. Come sai, perché c’eri anche tu che hai pianificato il nuovo waterfront, la sintonia è stata immediata e ha consentito che i progetti dell’Autorità Portuale accelerassero la loro direzione verso Sant’Erasmo perché giustificati dalla presenza di Palazzo Butera e dalla sua funzione rigeneratrice della Kalsa e delle Mura delle Cattive.

Veduta della Passeggiata delle Cattive (o Mura delle Cattive) a Palermo, monumento ottocentesco nel quartiere della Kalsa sul quale si affaccia l’elegante terrazza che costeggia per 120 mt il maestoso prospetto a mare di Palazzo Butera. (© Sandro Scalia, 2018).

Massimo VALSECCHI |

In fondo si tratta di ripartire dai punti più alti della storia di Palazzo Butera e di attualizzarli. Conducendo un restauro che accoglie il contemporaneo, un restauro anti-monumentale, pur essendo rispettoso dei valori posseduti dall’edificio. Ma anche risolvendo le questioni legate all’accesso al palazzo, dal mare e non solo dalla via Butera. Io immagino che, a seguito di un opportuno e adeguato trasferimento del TAR, l’edificio di testata su piazza del Cavalluccio Marino dovrebbe diventare l’ingresso dal mare a Palazzo Butera. Dovrebbe aprirsi anch’esso consentendo questa straordinaria sequenza di quattro cortili entro le mura, quasi un percorso iniziatico per entrare dentro la città della conoscenza e della creatività. E la piazza stessa con il suo colonnato diventerebbe l’ingresso dal mare, il legame verso Porta Felice e la Cala.

Massimo VALSECCHI |

Non ho mai percepito astio o conflitto. Talvolta solo mancanza di conoscenza nel progetto. Ma ogni volta che ho spiegato il progetto la distanza si è trasformata in collaborazione. Nella vita ho affrontato spesso situazioni complesse e di diffidenza (come quando sono stato il primo a modificare gli spazi progettati da Louis Kahn per il Yale Center for British Art, ma solo perché sapevo che Kahn li aveva previsti mobili solo che nessuno aveva avuto il coraggio di farlo, preferendo adorare la memoria del maestro). Ogni volta che ho avuto modo di spiegare la mia visione e il progetto, talvolta ho avuto bisogno di spiegarlo due volte, ho sempre trovato grande entusiasmo nel procedere insieme.

Massimo VALSECCHI |

Si. Un po’ come la costruzione delle cattedrali medievali, dove contava il capomastro, ma anche l’ultimo degli scalpellini, perché la chiesa fosse solida, preziosa, magnifica per lodare il Signore, ma anche per inorgoglire la sua comunità.


IMMAGINE INIZIALE | Palazzo Butera e il lungomare. (Fonte: in Carta, M., 2021; Fondazione Palazzo Butera).



Article reference for citation:

CARTA, Maurizio and Massimo VALSECCHI. “Palazzo Butera. Una bottega rinascimentale contemporanea, aperta alla città. Dialogo tra Maurizio Carta e Massimo Valsecchi”. PORTUS | Port-City Relationship and Urban Waterfront Redevelopment, 51 (August 2026). RETE Publisher, Venice. ISSN 2282-5789.
URL: https://portusonline.org/butera-palace-a-contemporary-renaissance-workshop-open-to-the-city-dialogue-between-maurizio-carta-and-massimo-valsecchi/